AUTUNNO 2011

Intervista di Giorgio Palenga del Corriere di Viterbo a Gaetano Curreri

Presentazione del film
"Questa storia qua"

Sabato 8 ottobre
ore 17:30
Teatro Boni Acquapendente

“ Così Vasco mi ha cambiato la vita”.


Intervista a tutto campo con il leader degli Stadio, ad Acquapendente per presentare il film “Questa storia qua”. Curreri e un’amicizia lunga 40 anni: “Lui e Battisti spartiacque della musica italiana”.
ACQUAPENDENTE10.10.2011

 

Sul palco Curreri con Sybille Righetti, regista del film

“Io venivo da Vignola, dalla pianura padana, da non confondere con quella che qualcuno chiama la Padania, che è una cosa che non esiste; loro invece erano in collina, a Zocca, e rimasi ammaliato e folgorato dalla creatività, dall’entusiasmo, se vogliamo anche dalla follia di quella primissima esperienza di radio privata in Italia: Punto Radio. Vasco, di tutti loro, era un po’ il capopopolo”. Gaetano Curreri racconta gli albori di quello che sarebbe diventato una storica amicizia (“Sono ormai 40 anni”) e un sodalizio artistico capace di regalare al mondo canzoni indimenticabili: il suo incontro con Vasco Rossi. Il leader degli Stadio, che si avviano a celebrare il trentennale (appuntamento l’anno prossimo, ne leggete a fianco), è intervenuto sabato al teatro Boni di Acquapendente per presentare “Questa storia qua”, il docufilm su Vasco Rossi e su Zocca, la terra che ha dato i natali al Blasco e che ha avuto un’importanza determinante affinché diventasse la rock star numero uno in Italia. Accanto a Curreri una delle registe della pellicola (l’altro è Alessandro Paris), ovvero Sybille Righetti, nata e cresciuta a Zocca pure lei, che ha avuto l’idea del docufilm e lo ha realizzato con passione. Una pellicola nella quale la storia artistica di Vasco è quasi sullo sfondo, mentre in primo piano ci sono la sua terra, la sua crescita e maturazione di uomo, i suoi amici di sempre, tra cui anche il padre della Righetti, che oggi fa lo psichiatra. E tra questi amici c’era e c’è ancora proprio Gaetano Curreri, che può essere considerato “zocchese” acquisito e che al Boni ha ricordato con commozione anche chi oggi di quel gruppo non c’è più, come lo storico chitarrista e “fratello minore” di Vasco, il compianto Massimo Riva. Curreri ha sempre creduto nella genialità e nel talento di Vasco, sebbene - ammette - mai avrebbe pensato che sarebbe potuto diventare quello che rappresenta oggi per milioni di fans. “Appena ci conoscemmo mi ci volle poco a capire quanto fosse bravo dal punto di vista artistico - spiega Curreri - oltre ad essere una delle persone più generose che io abbia mai conosciuto. Anzi, probabilmente la più generosa e nobile d’animo che abbia incontrato in vita mia. Sinceramente, però, non avrei mai detto che sarebbe arrivato dove è poi arrivato”. E allora la domanda scatta automatica: perché Vasco è diventato... Vasco? “Perché lui è il più grande talento che la musica italiana abbia mai prodotto - risponde Curreri con fiera sicurezza - come lui, a mio avviso, c’è stato solo Lucio Battisti. Io penso che loro due costituiscano gli spartiacque della nostra musica. C’è tutto quello che è avvenuto ‘prima’ e poi quello che avvenuto ‘dopo’ Vasco e Battisti, che sono due veri e propri capisaldi. In questa mia analisi, comunque, escludo De Andrè e Guccini che considero, diciamo così, ‘fuori categoria’. Loro per me sono poeti, mi viene difficile assimilarli ad altri artisti”. Curreri torna indietro con la memoria agli anni ‘70. “Vasco mi ha cambiato la vita. Io provenivo da un’altra impostazione, anche musicale, da una mamma insegnante di pianoforte, dalla musica studiata e letta sullo spartito. Anche Vasco arrivava da una famiglia di ben solide radici, ma era talento puro, creatività. Se io e lui siamo un po’ come raccontiamo ne ‘La faccia delle donne’ (il celebre e unico duetto mai fatto da Vasco nello storico brano degli Stadio ndr)? Non è proprio così, non c’è ‘un angelo’ e ‘un diavolo’, assolutamente. Però alcune diversità certamente ci hanno unito”. Oggi Curreri e Vasco costituiscono un binomio forse unico come autori, con brani-capolavoro scritti per loro stessi e per altre interpreti, da “Dimmi che non vuoi morire” in poi. “Penso che ‘Dimmi che non vuoi morire’ sia un brano che tra 200 anni, magari in un’altra galassia, qualcuno continuerà a cantare. Forse, perché no, sarà ancora Patty Pravo!”, scherza Curreri. “Con Vasco tutto iniziò con ‘Rewind’ - prosegue - di cui aveva scritto il testo e che pensava di mettere solo nella sua ‘fanzine’. Gli dissi che era troppo bello per non farci una canzone e lui mi sfidò a scrivere la musica. Perché scriviamo solo per le donne? Forse perché... ci piacciono. A parte gli scherzi, se un nostro brano lo deve cantare un uomo, bé allora ci siamo già lui ed io. Abbiamo scritto per grandi interpreti, l’ultima è Noemi, perché ci piace così”. E speriamo continuino a lungo

Giorgio Palenga

Fonte: http://www.corriereviterbo.it/canale.asp?id=37